Acts 29 Una rete globale e diversificata di chiese che fondano chiese
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Ecco
Acts 29
Ecco Acts 29
Cosa siamo

Acts 29 è una rete globale, diversificata, di chiese che fondano chiese, caratterizzata da:

  • Chiarezza Teologica
  • Impegno Culturale
  • Innovazione missionale.
Cosa crediamo

Acts 29 si colloca nella tradizione del confessionalismo evangelico storico. Pur credendo che sia vitale che gli anziani di ciascuna delle nostre chiese determina dove si posizionano sulla dottrine di importanza secondaria, desideriamo tuttavia palesare le nostre convinzioni sui seguenti cinque valori centrali che sono teologicamente definiti:

  • Il vangelocentrismo in tutta la vita
  • La sovranità di Dio nel salvare peccatori
  • L’opera dello Spirito Santo per la vita e per il ministero
  • L’uguaglianza di maschio e femmina e il principio della conduzione del maschio-servo
  • La chiesa locale come la strategia di missione primaria di Dio
Ciò per cui vogliamo essere conosciuti

Acts 29 assicurerà che siamo una rete conosciuta perché:

  • Fondiamo chiese che fondano chiese
  • Perseguiamo santità e umiltà
  • Siam una comunità globale e radicalmente diversificata
  • Preghiamo per conversioni tramite l’evangelizzazione
Cos’è il successo

Acts 29 avrà successo nella misura in cui:

  • Recluta uomini dedicati alla guida di chiese che fondano chiese
  • Valuta uomini sulla base di competenze basilari per guidare chiese che fondano chiese
  • Sviluppa uomini che stanno fondando o guidando chiese che fondano chiese tramite il coaching, la formazione ed il supporto
La nostre priorità

In quanto Acts 29 la nostra Priorità per il prossimo anni è: Leader Sani. E’ un soggetto di importanza vitale e lo trascuriamo a nostro pericolo. E’ troppo facile per i leader di diventare malaticci e questo sempre causerà danni collaterali. Ovviamente, niente che possiamo fare garantirà una buona salute, ma dargli il giusto spazio ed importanza ci incoraggerà di stare all’erta alle questioni.

Da 1 Timoteo 3 e Tito 1 è evidente che non vi è nulla di straordinario riguardo i leader fra il popolo di Dio. Le caratteristiche per gli anziani (conosciuto anche come ‘vescovi’ o ‘pastori’) è che vivano vite esemplari. Guidano col mostrare ad altri ciò che significa essere un discepolo nel quotidiano. La caratteristica che distingue un leader sano è la sua abilità ad insegnare, ovvero di insegnare come il vangelo da’ forma e definisce le nostre vite in quanto popolo di Dio.

Pertanto, i Leader Sani sono prima di tutto e sopra tutto esempi per il gregge per quanto concerne essere una pecora! Ecco 3 caratteristiche salienti importanti:

  • I Leader Sani sono al SICURO nel VANGELO, trovando la propria identità e il proprio riposo in Cristo
  • I Leader Sani sono IMMERSI in COMUNITA’, benedicendo altri gioiosamente e umilmente servendo la chiesa
  • I Leader Sani sono IMPEGNATI in MISSIONE, condividendo l’amore di Dio per il mondo è la passione per la fama di Cristo
Board of Directors
Matt Chandler
Matt Chandler
President
Steve Timmis
Steve Timmis
CEO

Brian Howard
Brian Howard
Board

Brian Walck
Brian Walck
Board Treasurer


Dwayne Bond
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Board
Gareth Paul
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Board


Ryan Kwon
Ryan Kwon
Board
Vic Keller
Vic Keller
Board


Leadership & Staff

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Jay Bauman Co-Network Director | Latin America Jay Bauman pastors Igreja do Redentor, a church plant in Rio de Janeiro, Brazil, as well as Union Church, an English-speaking congregation. Jay founded Restore Brazil, a ministry devoted to church planting, pastoral training and mercy ministry. He lives in Rio with his wife Luciane and his two daughters, Sophia and Olivia.
Kevin Peck Network Director | Emerging Regions Kevin is the lead pastor at the Austin Stone Community Church and the Acts 29 Emerging Regions Network Director. He received a M.Div from Southwestern Baptist Theological Seminary and a D.Min in Leadership at Southern Seminary. He is the joyful husband of Leslie and father to Ellie, Halle, and Ivey.
Francisco Bendfeldt Co-Network Director | Latin America Francisco began his ministry as a teenager and during the last 20 years has preached in several countries around the world. He is the lead pastor of Casa de Libertad in Guatemala City and has a passion to reach others with the Gospel through church planting. He lives in Guatemala with his wife Carol and his 4 children.
Philip Moore
Matthew Spriggs
Brian Lowe Network Director | US Southeast Brian Lowe has a degree in Biblical Studies from Reformed Theological Seminary. He planted Exodus Church—now grown to 2 congregations—after 16 years with student ministry. Brian’s heart is to be involved in Jesus’ mission through developing church planters. Brian is blessed with a wonderful wife, Cheryl, and four children.
Brian Howard

Preambolo

Acts 29 è una rete di chiese evangelicali che fondano chiese. Pur credendo che sia vitale che gli Anziani delle chiese locali definiscano la propria posizione su dottrine di importanza secondaria, desideriamo rendere chiare le nostre convinzioni riguardo i seguenti elementi distinitivi teologici fondamentali.

Ci atteniamo alla Confessione di fede del Movimento di Lausanne.

Noi siamo appassionati del vangelocentrismo.

Crediamo che il vangelo è la buona notizia che riguarda ciò che Dio, nella sua grazia, ha compiuto per peccatori tramite la vita senza peccato, la morte in quanto sacrificio e la risurrezione corporale del suo Figlio, nostro Salvatore, Gesù Cristo, ovvero il nostro perdono dei peccati e completa giustificazione davanti a Dio; questo vangelo è anche il fondamento per la nostra fiducia nel trionfo supremo del regno di Dio, e il compimento del suo proposito per tutto il creato nei nuovi cieli e nuova terra.

Tale vangelo è cristocentrico. E’ il fondamento per la vita della chiesa, ed è la nostra unica speranza per la vita eterna; questo vangelo non è proclamato se la morte penale propiziatoria e risurrezione corporale non sono centrali al nostro messaggio.

Tale vangelo non solo è il mezzo attraverso il quale le persone sono salvate, ma anche la verità e la potenza tramite cui le persone sono santificate; è la verità del Vangelo che ci mette in grado di fare in modo genuino e gioiosamente ciò che piace a Dio e di crescere in conformità progressiva ad immagine di Cristo.

La salvezza offerta in questo messaggio del vangelo viene ricevuto per sola grazie, tramite la sola fede, solo in Cristo; nessun ordinamento, rituale, opera, o qualunque altra attività da parte dell’uomo è richiesto per essere salvati.

(Marco 1:1; Luca 24:46-47; Giovanni 3:16-18; Romani 1:16-17; Romani 1:18-25; 1 Corinzi 1:18-25; 2:2; 15:1-4; 2 Corinzi 4:1-6; 9:13; Galati 1:6-9; Efesini 1:7-10; Colossesi 1:19-20; 2 Timoteo 1:8-14; 2 Pietro 3:11-13; Giuda 3-4; Apocalisse 21:1-22:21)

Con entusiasmo abbracciamo la sovranità della grazia di Dio nel salvare peccatori.

Affermiamo che Dio ci ha scelti in Cristo prima della fondazione del mondo, non sulla base di fede antevista, ma incondizionatamente, secondo il suo sovrano piacere e disegno.

Noi crediamo che tramite l’opera dello Spirito Santo, Dio attirerà gli eletti alla fede nel Suo Figlio, in nostro Signore Gesù Cristo, soprafacendo con grazia ed in modo effettivo la loro ostinata resistenza al vangelo così sicuramente e volenterosamente essi crederanno.

Noi crediamo che costoro, gli eletti di Dio che Egli ha donato al Figlio, verranno tenuti al sicuro, così come evidenziato dalla perseveranza, nella loro salvezza per grazia attraverso la fede.

Noi crediamo che la sovranità di Dio in tale salvezza né diminuisca la responsabilità di ogni uomo di credere in Cristo, né di emarginare la necessità e la potenza della preghiera e dell’evangelizzazione, anzi essa le rinforza e li stabilisce in quanto mezzi ordinati attraverso i quali Dio compie i suoi scopi previsti.

(Giovanni 1:12-13; 6:37-44; 10:25-30; Atti 13:48; 16:30-31; Romani 3:1-4:25; 8:1-17, 31-39; 9:1-23; 10:8-10; Efesini 1:4-5; 2:8-10; Filippesi 2:12-13; Tito 3:3-7; 1 Giovanni 1:7,9; 2 Corinzi 4:3-4)

Noi riconosciamo e ci riposiamo sulla necessità della presenza energizzante dello Spirito Santo per tutta la vita e tutto il ministero.

Lo Spirito Santo è pienamente Dio, uguale con il Padre ed il Figlio, il cui ministero primario è di glorificare il Signore Gesù Cristo; Egli anche convince i non credenti riguardo il loro bisogno di Cristo e dona la vita spirituale attraverso la rigenerazione (la nuova nascita).

Lo Spirito dimora in tutti coloro che sono condotti alla fede in Cristo, santificandoli, guidandoli, illuminandoli, e energizzandoli per grazia in vista di vita pia e servizio.

Il modello per la nostra dipendenza sullo Spirito e la nostra esperienza della sua dimora in noi e della sua presenza energizzante, è il Signore Gesù Cristo stesso che fu ripieno dello Spirito e totalmente dipendente dalla sua potenza per compiere i miracoli, per predicare il regno di Dio, ed ogni altra dimensione del suo ministero terreno.

Lo Spirito Santo che ha dimorato ed energizzato Cristo allo stesso modo dimora in noi e ci energizza tramite doni spirituali che ha assegnato per l’opera del ministero e l’edificazione del corpo di Cristo. Pur essendovi nella nostra rete differenti modi di intendere la natura e la funzione di questi doni, tutti riconosciamo che essi sono una risposta divina per la crescita spirituale e per il ministero efficace e devono essere ardentemente desiderati, fedelmente sviluppati ed esercitati amorevolmente secondo le linee guida bibliche.

(Matteo 3:11; 12:28; Luca 4:1, 14; 5:17; 10:21; Giovanni 1:12-13; 3:1-15, 34; 14:12; 15:26-27; 16:7-15; Atti 2:14-21; 4:29-30; 10:38; Romani 8:9; 12:3-8; 1 Corinzi 12:7-13; 12:28-31; 14:1-33; 2 Corinzi 1:21-22; Galati 3:1-5; Efesini 1:13-14; 5:18).

Affermiamo senza esitazione alcuna, la fondamentale, spirituale e morale uguaglianza fra maschio e femmina assieme al principio della conduzione maschile nella chiesa e nella casa and home.

Sia uomini sia donne sono assieme create ad immagine divina e pertanto sono uguali davanti a Dio in quanto persone, aventi la stessa dignità e valore morale, ed hanno uguale accesso a Dio tramite la fede in Cristo.

Sia i mariti, sia le mogli sono responsabili a Dio per la vitalità spirituale nella casa, ma Dio ha donato ai mariti la prima responsabilità di provvedere la leadership per la propria moglie e per la famiglia secondo la leadership in quanto servi e l’amore che si sacrifica entrambe modellate da Gesù Cristo.

Sia uomini, sia donne sono assieme i riceventi di doni spirituali designati per prepararli per il ministero nella chiesa locale ed oltre.

Sia uomini, sia donne devono essere incoraggiati, preparati e abilitati ad usare i propri doni nel ministero e servizio al corpo di Cristo secondo la Parola di Dio.

Gli anziani sono l’autorità suprema nella chiesa locale. Essi agiscono in tale autorità sorvegliando la chiesa e predicando la Parola dal pulpito.

Non-anziani, incluso uomini e donne, sono incoraggiati ad usare i doni d’insegnamento in sottomissione agli anziani della chiesa locale.

(Genesi 1:26-27; 2:18; Genesi 2:1-25; 1 Corinzi 11:2-16; Galati 3:28; Efesini 5:22-33; Colossesi 3:18-19; 1 Timoteo 2:11-15; 3:1-7; 1 Pietro 3:1-7; 1 Corinzi 12:27-28; Romani 16:3-5; Tito 2:3-8; Atti 18:24-28; 2 Timoteo 2:2)

Acts 29 abbraccia una identità missionaria per la chiesa locale ed il suo ruolo in quanto mezzo primario attraverso il quale Dio sceglie di stabilire il suo regno sulla terra.

La chiesa ha un chiaro mandato biblico di guardare oltre la propria comunità verso il vicinato, la nazione, ed il mondo intero; pertanto la missione non è un programma opzionale nella chiesa, ma un elemento essenziale nella identità della chiesa.

Siamo chiamati a far conoscere Cristo tramite il vangelo e, per la potenza dello Spirito Santo, portare la sua signoria a toccare on dimensione della vita.

Noi compiamo questa missione, primariamente, attraverso la fondazione di chiese che fondano chiese e la formazione dei loro leader.

Il nostro desiderio è che Cristo sia formato sempre più profondamente in ogni persona che pone fede in Lui, attraverso la fondazione della sua chiesa che Dio fa globalmente tramite noi.

Crediamo anche che siamo responsabili né di tirarci indietro dalla nostra cultura, né di conformarci ad essa, ma con umiltà, tramite lo Spirito e la verità del vangelo, di impegnarci coraggiosamente mentre ne cerchiamo la trasformazione e sottomissione alla signoria di Cristo.

(Isaia 52:7; Matteo 10:5-25; 28:18-20; Luca 4:18-19; 24:46-47; Atti 28:31; Romani 10:14-15; 2 Corinzi 10:4-5; Galati 2:10; Efesini 3:10; 4:11-16; 2 Timoteo 4:1-5; Ebrei 10:23-25; 1 Pietro 2:4-5, 9-10; Romani 8:29).

Ci atteniamo alla Confessione di fede del Movimento di Lausanne.

Introduzione

In qualità di membri della Chiesa di Cristo provenienti da più di 150 nazioni, partecipanti al Congresso Internazionale sull’Evangelizzazione del mondo che si è svolto qui a Losanna, lodiamo Dio per la sua grande salvezza e ci rallegriamo della comunione che egli ci ha donato con sé e gli uni con gli altri. Ciò che Dio sta facendo nel nostro tempo ci tocca profondamente e ci sentiamo spinti a pentirci per i nostri fallimenti mentre avvertiamo forte la sfida del compito, non ancora completato, dell’evangelizzazione del mondo. Noi sosteniamo che il Vangelo è la Buona Notizia per l’intero mondo e siamo determinati, in ragione della sua grazia, a ubbidire al mandato di Cristo che ci ordina di proclamarlo a tutta l’umanità, facendo discepoli in ogni nazione. Desideriamo allora esprimere la nostra fede e la nostra determinazione rendendo pubblico il patto che stipuliamo.

1. Il disegno di Dio

Riaffermiamo la nostra fede nel Dio eterno e unico, Creatore e Signore del mondo, Padre Figlio e Spirito Santo che governa su tutta la realtà secondo il disegno della sua volontà. Egli ha tratto dal mondo un popolo che gli appartenesse e questo stesso popolo lo ha rimandato nel mondo affinché coloro che ne fanno parte fossero i suoi servi e i suoi testimoni, affinché il suo regno si estendesse, venisse edificato il corpo di Cristo e il suo nome fosse glorificato. Confessiamo con vergogna che abbiamo spesso disatteso la nostra chiamata e abbiamo fallito nel nostro compito o perché ci siamo conformati al mondo o perché ce ne siamo disinteressati. Tuttavia ci rallegriamo perché il Vangelo, pur essendo contenuto in vasi di terra, quali noi siamo, è ancora un prezioso tesoro. Desideriamo allora riconsacrarci al compito di far conoscere questo tesoro grazie alla potenza dello Spirito.

(Isaia 40:28; Matteo 28:19; Efesini 1:11; At 15:14; Giovanni 17:6, 18; Efesini 4:12; 1 Corinzi 5:10; Romani 12:2; 2 Corinzi 4:7)

2. L’autorità e la potenza della Bibbia

Ribadiamo la divina ispirazione, la veridicità e l’autorità dell’intera Scrittura, Antico e Nuovo Testamento, e continuiamo a ritenerla la sola Parola scritta di Dio che non presenta errori in ciò che afferma, unica e infallibile regola nella fede e nell’azione. Sosteniamo anche che la Parola di Dio ha la potenza di realizzare il suo disegno di salvezza. Il messaggio della Bibbia è rivolto alle donne e agli uomini di tutti i tempi, poiché la rivelazione di Dio in Cristo e nella Scrittura non cambia. Per suo mezzo lo Spirito Santo parla ancora oggi. Lo Spirito infatti illumina l’intelligenza del popolo di Dio in qualsiasi cultura esso si trovi affinché sia in grado di cogliere da sé medesimo e in maniera sempre nuova la sua verità; in tal modo lo Spirito mostra continuamente a tutta la Chiesa l’infinitamente varia sapienza di Dio.

(2 Timoteo 3:16; 2 Pietro 1:21; Giovanni 10:35; Isaia 55:11; 1 Corinzi 1:21; Romani 1:16, Matteo 5:17, 18; Giuda 3; Efesini 1:17, 18; 3:10, 18)

3. L’unicità e l’universalità di Cristo

Nonostante ci sia un’ampia gamma di approcci evangelistici, sosteniamo che ci sono un solo Salvatore e un solo Vangelo. Siamo convinti che tutti abbiano un qualche genere di conoscenza di Dio grazie alla rivelazione generale che egli offre di sé nella natura. Neghiamo però che questa conoscenza possa salvare, in quanto gli uomini sopprimono la verità con la loro ingiustizia. Ogni sorta di sincretismo e di dialogo implicanti l’idea che Cristo parla ugualmente tramite tutte le religioni e tutte le ideologie noi lo respingiamo, in quanto Cristo e il Vangelo considerano disdicevoli un tale sincretismo e un tale dialogo. L’unico mediatore tra Dio e gli uomini è Gesù Cristo poiché egli è il solo Dio-uomo che ha dato se stesso come riscatto per i peccatori. Non c’è infatti altro nome per mezzo del quale veniamo salvati. Tutti gli uomini e tutte le donne periscono a causa del peccato ma Dio li ama e non desidera che qualcuno debba perire ma che tutti si pentano. Nondimeno, dobbiamo ricordare che coloro che rifiutano Cristo si privano della gioia della salvezza e condannano se stessi alla separazione eterna da Dio. Proclamare Gesù come «il Salvatore del mondo» non significa allora sostenere che tutti sono automaticamente salvati, o che lo saranno comunque alla fine, e ancor meno significa sostenere che tutte le religioni offrono la salvezza in Cristo. Piuttosto, proclamare Gesù come «il Salvatore del mondo» significa annunciare l’amore di Dio per un mondo fatto di peccatori e invitare tutti a rivolgersi a lui con un atto di pentimento e di fede che coinvolge l’intera la persona, riconoscendolo come Salvatore e Signore. Gesù Cristo è stato esaltato al di sopra di ogni altro nome e aspettiamo il giorno in cui ogni ginocchio si piegherà davanti a lui e ogni lingua confesserà che egli è il Signore.

(Galati 1:6-9; Romani 1:18-32; l Timoteo 2:5, 6; Atti 4:12; Giovanni 3:16-19; 2 Pietro 3:9; 2 Tessalonicesi 1:7-9; Giovanni 4:42; Matteo 11:28; Efesini 1:20, 21; Filippesi 2:9-11)

4. La natura dell’evangelizzazione

Evangelizzare significa diffondere la Buona Notizia che Gesù Cristo è morto per i nostri peccati ed è stato risuscitato secondo le Scritture e che, in qualità di Signore regnante, offre ora il perdono dei peccati e il dono dello Spirito che dà la libertà a tutti coloro che si pentono e che credono. Per evangelizzare è indispensabile la nostra presenza cristiana nel mondo, così come lo è quel genere di dialogo il cui scopo è di ascoltare con attenzione per capire chi ci sta di fronte. Ma l’evangelizzazione in sé non è altro che la proclamazione del Cristo di cui si parla nella Bibbia, del Cristo storicamente vissuto come Salvatore e Signore, nell’intento di persuadere la gente a venire personalmente a lui per essere riconciliati con Dio. Nel diffondere l’invito del Vangelo non abbiamo la libertà di nascondere il costo insito nell’essere dei discepoli. Gesù continua a esigere da coloro che lo vogliono seguire la rinuncia a se stessi, che prendano la propria croce e che si identifichino con la sua nuova comunità. Dall’evangelizzazione deriva infatti l’ubbidienza a Cristo, l’incorporazione nella sua chiesa e il servizio responsabile nel mondo.

(1 Corinzi 15:3, 4; Atti 2:32-39; Giovanni 20:21; 1 Corinzi 1:23; 2 Corinzi 4:5; 5:11, 20; Luca 14:25-33; Marco 8:34; Atti 2:40, 47; Marco 10:43-45)

5. La responsabilità sociale dei cristiani

Sosteniamo che Dio è sia il Creatore sia il Giudice di tutti. Dobbiamo dunque condividere la sua preoccupazione per la giustizia, per la riconciliazione sociale e per la liberazione degli uomini e delle donne da ogni forma di oppressione. Poiché gli uomini e le donne sono fatti a immagine di Dio si ha che ogni persona, indipendentemente dalla razza, dalla religione, dal colore della pelle, dalla cultura, dalla classe sociale, dal sesso o dall’età, possiede un’intrinseca dignità in ragione della quale deve essere rispettata e servita e non sfruttata. Nell’affermare queste verità vogliamo anche esprimere il nostro pentimento sia per le nostre mancanze sia perché a volte abbiamo considerato l’evangelizzazione e la responsabilità sociale come due cose che si escludono a vicenda. Sebbene la riconciliazione tra persone non si identifichi con la riconciliazione con Dio, né l’azione sociale equivalga all’evangelizzazione o la liberazione politica alla salvezza, sosteniamo tuttavia che l’evangelizzazione e la nostra responsabilità socio-politica siano entrambe parte del nostro impegno cristiano. Entrambe sono espressioni necessarie delle nostre dottrine di Dio e dell’umanità, del nostro amore per il prossimo e della nostra ubbidienza a Gesù Cristo. Il messaggio di salvezza implica anche un messaggio di giudizio su ogni forma di alienazione, di oppressione e di discriminazione e noi non dovremmo temere di denunciare il male e l’ingiustizia ovunque si manifestino. Quando qualcuno riceve Cristo egli nasce di nuovo nell’ambito del suo regno e in questa nuova condizione deve cercare non solo di manifestare, ma anche di diffondere, nel contesto di un mondo malvagio, la giustizia di questo regno. La salvezza che proclamiamo dovrebbe trasformare noi stessi in tutte le nostre responsabilità personali e sociali. La fede senza le opere è morta.

(Atti 17:26, 31; Genesi 18:25; Isaia 1:17; Salmo 45:7; Genesi 1:26, 27; Giacomo 3:9; Levitico 19:18; Luca 6:27, 35; Giacomo 2:14-26; Giovanni 3:3, 5; Matteo 5:20; 6:33; 2 Corinzi 3:18; Giacomo 2:20.)

6. La chiesa e l’evangelizzazione

Sosteniamo che Cristo ha inviato il suo popolo redento nel mondo come il Padre ha inviato lui, e che questa somiglianza esige da parte del popolo un’identica e profonda penetrazione nel mondo, quale che sia il prezzo da pagare. Dobbiamo venir fuori dalle nostre chiese che trasformiamo in ghetto e permeare la società non cristiana. Nella missione con la quale la chiesa, sacrificandosi, svolge il suo servizio, l’evangelizzazione deve restare al primo posto.

L’evangelizzazione del mondo richiede, infatti, che tutta la chiesa porti tutto il Vangelo a tutto il mondo. La chiesa si trova nel cuore del disegno universale di Dio ed è il mezzo prescelto per diffondere il Vangelo. Ma una chiesa che predica la croce deve essere essa stessa segnata dalla croce. Diviene una pietra d’inciampo all’evangelizzazione quando tradisce il Vangelo o manca di una fede vivente in Dio o manca di un genuino amore per la gente o di una scrupolosa onestà in tutte le cose, compreso la sua promozione e il suo sostentamento finanziario. La chiesa è la comunità del popolo di Dio piuttosto che un’istituzione, e non deve essere identificata con una particolare cultura, con un particolare sistema sociale o politico o con un’ideologia umana.

(Giovanni 17:18; 20:21; Matteo 28:19,20; Atti 1:8; 20:27; Efesini 1:9, 10; 3:9-11; Galati 6:14, 17; 2 Corinzi 6:3, 4; 2 Timoteo 2:19-21; Filippesi 1:27)

7. La cooperazione nell’evangelizzazione

Sosteniamo che nel disegno di Dio è contemplata l’unità della chiesa, un’unità visibile e nella verità. Anche l’evangelizzazione ci stimola a essere più uniti, poiché il nostro essere uno rafforza la nostra testimonianza quanto le nostre divisioni indeboliscono la nostra predicazione del Vangelo della riconciliazione. Ci rendiamo conto, però, che la semplice unità organizzativa, pur potendo assumere molte forme, non necessariamente stimola l’evangelizzazione. Tuttavia noi che abbiamo in comune la stessa fede biblica dovremmo essere strettamente uniti nella comunione fraterna, nell’azione e nella testimonianza. Dobbiamo ammettere che la nostra testimonianza è stata a volte sfigurata dal nostro peccaminoso individualismo e dalla nostra inutile frammentazione. Ci impegniamo allora a cercare un’unità più profonda nella verità, nell’adorazione, nella santità e nella missione. Ci esortiamo vicendevolmente a sviluppare una cooperazione locale che sia funzionale ad assistere la missione della chiesa, a elaborare progetti validi, a incoraggiarci reciprocamente e a condividere risorse ed esperienze.

(Giovanni 17:21, 23; Efesini 4:3, 4; Giovanni 13:35; Filippesi 1:27; Giovanni 17:11-23)

8. La collaborazione delle chiese nell’evangelizzazione

È sorta una nuova era favorevole alla missione e di questo ci rallegriamo. Sta rapidamente diminuendo il ruolo predominante avuto dalle missioni occidentali. Dio sta facendo sorgere dalle giovani chiese una grande e nuova spinta per l’evangelizzazione del mondo, dimostrando così che la responsabilità evangelistica appartiene all’intero corpo di Cristo. Per questa ragione tutte le chiese dovrebbero chiedere a Dio e a se stesse che cosa si dovrebbe fare sia per raggiungere la propria area geografica sia per inviare missionari in altre parti del mondo. Dovrebbe esserci una continua riconsiderazione della nostra responsabilità e del nostro ruolo missionari. In tal modo, sviluppandosi una crescente collaborazione tra le chiese, sarà sempre più evidente il carattere universale della chiesa di Cristo. Ringraziamo Dio per tutte le opere che sono attive nel campo della traduzione della Bibbia, nella formazione teologica, nei mezzi di comunicazione di massa, nella letteratura cristiana, nell’evangelizzazione, nelle missioni, nel rinnovamento delle chiese e in altri specifici campi. Anche queste opere dovrebbero essere continuamente impegnate in un esame critico per valutare la loro efficacia, essendo esse parte integrante della missione della chiesa.

(Romani 1:8; Filippesi 1:5, 4:15; Atti 13:1-3; 1 Tessalonicesi 1:6-8)

9. L’urgenza del compito evangelistico

Più di 2700 milioni di persone, vale a dire più dei due terzi della popolazione mondiale, non sono state ancora evangelizzate. Proviamo vergogna al pensiero che così tanta gente sia stata dimenticata e questo è un rimprovero continuo rivolto a noi e a tutta la chiesa. Tuttavia oggi, in molte parti del mondo, si assiste a una ricettività senza precedenti nei confronti del Signore Gesù Cristo. Siamo convinti che questo sia il tempo, per le chiese e per le organizzazioni para-ecclesiali, di pregare intensamente per la salvezza di coloro che non sono stati raggiunti dal Vangelo e di fare nuovi sforzi per portare a compimento il compito dell’evangelizzazione del mondo. A volte può essere necessario che in nazioni evangelizzate si registri una riduzione di missionari stranieri e di risorse economiche per facilitare la crescita della chiesa di queste nazioni, affinché abbia maggiore fiducia nelle proprie possibilità e investa delle risorse in aree non evangelizzate. I missionari dovrebbero spostarsi sempre più liberamente in tutti i continenti con uno spirito di umile servizio. Lo scopo dovrebbe essere, in ragione dei mezzi disponibili e nel più breve tempo possibile, che ogni persona abbia la possibilità di ascoltare, capire e ricevere la Buona Notizia. Non possiamo raggiungere questo obiettivo senza sacrifici. A questo proposito ci colpisce la povertà di milioni di persone e siamo turbati dalle ingiustizie che sono alla radice di questa povertà. Quelli di noi che vivono in condizioni di benessere accettino allora il dovere che ci è proprio di sviluppare stili di vita semplici nell’intento di contribuire più generosamente sia all’aiuto materiale sia all’evangelizzazione.

(Giovanni 9:4; Matteo 9:35-38; Romani 9:1-3; 1 Corinzi 9:19-23; Marco 16:15; Isaia 58:6, 7; Giacomo 1:27; 2:1-9; Matteo 25:31-46; Atti 2:44,45; 4:34, 35)

10. Evangelizzazione e cultura

Lo sviluppo di progetti finalizzati all’evangelizzazione del mondo esige metodi creativi e innovativi. Se Dio guida questi metodi si avrà come risultato la nascita di chiese profondamente radicate in Cristo e nello stesso tempo legate alla loro cultura. La cultura deve essere sempre valutata e giudicata per mezzo della Scrittura. In ragione del fatto che gli uomini e le donne sono creature di Dio, alcuni aspetti delle loro culture si presentano ricchi di bellezza e di bontà. Ma poiché gli uomini e le donne sono caduti nel peccato si ha anche che ciò che producono in termini culturali porta le tracce di questo peccato e in alcuni casi presenta degli aspetti demoniaci. Il Vangelo non presuppone la superiorità di una cultura su altre, ma le valuta tutte secondo i suoi propri criteri di verità e di giustizia, e insiste sugli assoluti morali validi per ogni cultura. Le missioni spesso hanno esportato insieme al Vangelo una cultura aliena, e le chiese sono state a volte più legate alla cultura che alla Scrittura. Gli evangelisti di Cristo devono allora cercare umilmente di svuotare se stessi di tutto tranne che della loro personale autenticità, nell’intento di divenire servi degli altri, mentre le chiese devono dal canto loro cercare di trasformare e arricchire la cultura, il tutto per la gloria di Dio.

(Marco 7:8, 9, 13; Genesi 4:21, 22; 1 Corinzi 9:19-23; Filippesi 2:5-7; 2 Corinzi 4:5)

11. Formazione e conduzione

Dobbiamo ammettere che a volte abbiamo perseguito la crescita numerica della chiesa a scapito della sua qualità spirituale, e abbiamo separato l’evangelizzazione dall’edificazione. Riconosciamo anche che alcune delle nostre missioni sono state lente nell’equipaggiare e incoraggiare le guide nazionali per spingerle ad assumersi le opportune responsabilità. Vogliamo allora fare nostri i principi di una conduzione fatta dai credenti del posto, e auspichiamo che ogni chiesa abbia dei conduttori della propria nazione che manifestano uno stile di conduzione cristiano in termini di servizio e non di dominio. Siamo coscienti del grande bisogno di formazione dottrinale, specialmente per i conduttori di chiesa. In ogni nazione e in ogni cultura dovrebbero esserci efficaci programmi di formazione per conduttori e credenti comuni nei campi dottrinale, del discepolato, nell’evangelizzazione, nell’edificazione e nel servizio. Questi programmi di formazione non dovrebbero appoggiarsi a metodologie stereotipate ma dovrebbero essere sviluppati in maniera creativa e locale, secondo standard biblici.

(Colossesi 1:27,28; Atti 14:23; Tito 1:5, 9; Marco 10:42-45; Efesini 4:11, 12)

12. Combattimento spirituale

Crediamo di essere impegnati in un continuo combattimento spirituale contro i principati e le forze del male che stanno cercando di contrastare la chiesa, frustrando il compito dell’evangelizzazione mondiale. Siamo consapevoli del bisogno di equipaggiarci con l’armatura di Dio e di combattere questa battaglia con le armi spirituali della verità e della preghiera. Intravediamo infatti le mosse del nostro nemico non solo nelle false ideologie che si trovano al di fuori della chiesa ma, al suo interno, anche nei falsi vangeli che distorcono le Scritture e pongono le persone al posto di Dio. Abbiamo bisogno sia di vigilanza sia di discernimento per salvaguardare il Vangelo biblico. Ci rendiamo conto che anche noi non siamo immuni dalla mondanità nel pensiero e nell’azione, vale a dire dal pericolo di cedere al secolarismo. Per esempio, tendiamo a dimenticare tutti quei validi studi sul fenomeno della crescita della chiesa, sia in termini numerici sia spirituali. Al contrario, desiderosi di assicurarci una risposta al Vangelo da parte di più gente possibile, abbiamo compromesso il nostro messaggio, manipolando i nostri ascoltatori mediante tecniche di pressione e siamo impropriamente preoccupati delle statistiche, giungendo a volte a essere addirittura disonesti nell’uso di queste. Tutto ciò è mondano. La chiesa deve essere nel mondo ma il mondo non deve essere nella chiesa.

(Efesini 6:12; 2 Corinzi 4:3, 4; Efesini 6:11, 13-18; 2 Corinzi 10:3-5; 1 Giovanni 2:18­-26; 4:1-3; Galati 1:6-9; 2 Corinzi 2:17; 4:2; Giovanni 17:15)

13. Libertà e persecuzione

Dio ha disposto che ogni governo abbia il dovere di assicurare le condizioni di pace, di giustizia e di libertà nelle quali la chiesa può ubbidire a Dio, servire il Signore Gesù Cristo e predicare il Vangelo, senza interferenze. Per questo motivo preghiamo per i governanti delle nazioni e ci appelliamo a loro per garantire la libertà di pensiero e di coscienza e la libertà di praticare e propagandare la religione secondo la volontà di Dio, come anche espresso nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo. Siamo anche profondamente preoccupati per tutti coloro che sono stati ingiustamente imprigionati, specialmente per coloro che stanno soffrendo a causa della  testimonianza che hanno reso al Signore Gesù. Promettiamo di pregare e di operare per la loro liberazione. Non ci faremo però intimidire da ciò che è capitato loro. Dio ci aiuti perché anche noi vogliamo combattere contro l’ingiustizia e restare fedeli al Vangelo quale che sia il costo che dobbiamo pagare. Non dimentichiamo gli avvertimenti di Gesù secondo i quali la persecuzione è inevitabile

(1 Timoteo 2:1-4, Atti 4:19; 5:29; Colossesi 3:24; Ebrei 13:1-3; Luca 4:18; Galati 5:11; 6:12; Matteo 5:10-12; Giovanni 15:18-21)

14. La potenza dello Spirito Santo

Crediamo nella potenza dello Spirito Santo. Il Padre ha mandato il suo Spirito per rendere testimonianza al Figlio; senza questa testimonianza la nostra stessa testimonianza è inutile. La convinzione di peccato, la fede in Cristo, la nuova nascita e la crescita cristiana sono tutte opera sua, dello Spirito. E inoltre lo Spirito Santo è uno spirito missionario; ciò significa che l’evangelizzazione nasce spontaneamente in una chiesa ripiena di Spirito. Una chiesa che non è missionaria contraddice se stessa e spegne lo Spirito. L’evangelizzazione di tutto il mondo diventa una possibilità concreta solo quando lo Spirito rinnova la chiesa con verità e sapienza, fede, santità, amore e potenza. Invitiamo allora tutti i cristiani a pregare per questa visita dello Spirito sovrano di Dio, affinché i suoi frutti possano apparire in tutto il suo popolo e affinché tutti i suoi doni possano arricchire il corpo di Cristo. Solo allora vedremo l’intera chiesa diventare uno strumento efficace nelle sue mani, al punto tale che l’intera terra potrà ascoltare la sua voce.

(1 Corinzi 2:4; Giovanni 15:26;27; 16:8-11; 1 Corinzi 12:3; Giovanni 3:6-8; 2 Corinzi 3:18; Giovanni 7:37-39; 1 Tessalonicesi 5:19; Atti 1:8; Salmi 85:4-7; 67:1-3; Galati 5:22, 23; 1 Corinzi 12:4-31; Romani 12:3-8)

15. Il ritorno di Cristo

Crediamo che Gesù Cristo tornerà personalmente e visibilmente, in potenza e in gloria, per portare a compimento la sua salvezza e il suo giudizio. Questa promessa della sua venuta è un ulteriore pungolo per la nostra evangelizzazione, in quanto abbiamo ben in mente le sue parole secondo le quali il Vangelo deve essere per prima cosa predicato a tutte le nazioni. Noi crediamo che il periodo tra l’ascensione di Cristo e il suo ritorno deve essere occupato dalla missione del popolo di Dio, che non ha la facoltà e la libertà di arrestarsi prima della fine. Ricordiamo anche i suoi avvertimenti sul fatto che i falsi cristi e i falsi profeti sorgeranno come precursori dell’anticristo finale. Rifiutiamo allora come una manifestazione di orgoglio, di un sogno fondato in ultima istanza sulla fiducia in se stessi la nozione secondo la quale l’uomo possa costruire sulla terra un regno utopico. La nostra fiducia è che Dio renderà perfetto il suo regno, e noi attendiamo con impaziente attesa quel giorno e i nuovi cieli e la nuova terra in cui regneranno per sempre la giustizia e la sua volontà. Nel frattempo, ci riconsacriamo al servizio di Cristo e del prossimo nella gioiosa sottomissione alla sua autorità su tutta la nostra vita.

(Marco 14:62; Ebrei 9:28; Marco13:10; Atti 1:8-11; Matteo 28:20; Marco 13:21-23; Giovanni 2:18; 4:1-3; Luca 12:32; Apocalisse 21:1-5; 2 Pietro 3:13; Matteo 28:18)

Conclusione

Per concludere, alla luce di ciò che crediamo e che abbiamo cercato di presentare e alla luce del nostro impegno, stipuliamo un solenne Patto con Dio e tra di noi per pregare, pianificare e agire insieme per l’evangelizzazione dell’intero pianeta. Invitiamo tutti a unirsi a noi. Possa Dio aiutarci con la sua grazia e per la sua gloria a essere fedeli a questo impegno! Amen. Alleluia.

Chiese che Fondano Chiese

Saremo una rete di chiese che fondano chiese.

Ecco perché esiste Acts 29. Ci concentriamo non solo semplicemente sulle nostre congregazioni, ma sull’opera di Dio tramite il vangelo di Gesù Cristo, rendendo famoso il suo nome fino alle estremità della terra. Nel DNA di tutte le chiese di Acts 29 dovrebbe esserci un desiderio profondo e deciso di vedere chiese fondate ovunque nel mondo, essendo tutte definite da chiarezza teologica, impegno culturale e innovazione missionale.

Siamo una rete di chiese che sono teologicamente allineate e filosoficamente diversificate e preghiamo che lo Spirito ci possa tenere profondamente sottomessi alla parola di Dio e che possiamo camminare in una gioiosa sottomissione allo Spirito. Acts 29 non è un club teologico dove chiese e fondatori di chiese si ritrovano attorno ad un’allineamento teologico senza, tuttavia, nutrire il desiderio o la decisione di fondare altre chiese dalle stesse convinzioni. Essenzialmente, noi siamo una rete per la fondazione di chiese. Possa lo Spirito attirare coloro che condividono questa passione così da vedere miriadi di persone che dall’essere lontani da lui, sono riconciliati a lui in Cristo.

Santità e Umiltà

Saremo conosciuto per santità e umiltà.

Il nostro desiderio è che il nostro network sia fatto di uomini e donne, maturi, santi e consacrati:

  • Uomini e donne che can gioia rinuncerebbero alle proprie libertà, anche del tutto, se ciò servisse la causa di Cristo in modo maggiore
  • Uomini e donne che non cercano il conflitto ma che anche non ne hanno paura
  • Uomini e donne che fanno tesoro di Cristo e del suo vangelo sopra ogni cosa

Desideriamo essere servi fedeli che amano Gesù profondamente e che senza tanto rumore si impegnano nella formazione, nel coaching e nella fondazione di altre chiese che a loro volta si impegneranno nella formazione, nel coaching e nella fondazione di alte chiese. Continueremo ad avere delle mancanze e dei limiti, ma la nostra speranza profonda e duratura è che, nonostante ciò che vien detto di noi – persino dai nostri nemici – si dovrà affermare che siamo uomini e donne che profondamente e disperatamente stanno investendo nel Regno di Dio e che stanno camminando in santità e umiltà.

Un network Globale Diversificato

Saremo una comunità radicalmente globale e diversificata.

E’ una gioia ed un privilegio essere impegnati con fratelli e sorelle da differenti contesti culturali, etnici ed economici, e potere imparare da loro. Desideriamo anche stringere i rapporti ed imparare da quelli con i quali abbiamo differenze in quanto a usanze, approcci e cultura; in particolare quelli che provengono da differenti parti del mondo. Il nostro desiderio è di trovare lo Spirito di Dio che agisce in mezzo a noi a tal punto che vediamo più della sua gloria e attraverso una evidente armonia etnica che rivela l’infinito valore di Dio e la potenza del vangelo in modo visivo e coinvolgente.

L’armonia etnica e diversità globale sono parte integrale di ciò che significa essere esplicitamente cristiani. Le Scritture insegnano che vi sono due razze – la razza del primo Adamo e la razza dell’ultimo Adamo. E’ soltanto ‘in Cristo’ che siamo in grado di realizzare tale identità. Le nostre culture differenti portano storia, tradizione e eredità specifiche, ma il vangelo li supera e li cattura per Cristo, rendendoci un nuovo popolo, la famiglia di Dio. Continuiamo a valorizzare ciò che è buono e giusto nelle nostre culture mentre, gioisamente, ci sottomettiamo alla nostra nuova famiglia in quanto figli e figlie adottati, co-eredi con Cristo Gesù.

Pregando per Conversioni attraverso l’Evangelizzazione

Pregheremo per delle conversioni attraverso l’evangelizzazione.

“Ho bisogno di parlarti di Gesù. Quando vuoi parlare?” Parole talmente semplici possono portare a un cambiamento eterno, e vita in Cristo a quanti sono spiritualmente morti. Essere testimoni dell’opera salvifica dello Spirito Santo crea in noi un desiderio insaziabile di vedere ciò accadere sempre di più. Ecco perché facciamo sul serio con l’evangelizzazione e preghiamo per delle conversioni.

Questo non può realizzarsi semplicemente attraverso la predicazione di sermoni evangelistici, ma piuttosto è un approccio olistico all’evangelizzione. Desideriamo che le chiese siano piene di coloro che modellano l’evangelizzazione personale tramite la condivisione del vangelo in modo tanto franco nel vicinato quanto nella loro chiesa. Desideriamo chiese piene di coloro che anelano di vedere persone salvate e che provano una santa frustrazione quando ciò non accade. Desideriamo chiese piene di coloro che credono nella sufficienza delle Scritture e nella potenza dello Spirito che spezza i cuori più duri nelle proprie città. Desideriamo chiese piene di uomini e donne che vedono le loro relazioni con i vicini, colleghi di lavoro e amici come delle opportunità per amare soprattutto nel pregare e nel condividere la miglior notizia dell’universo con loro. Desideriamo chiese piene di uomini e donne che amano l’opera salvifica di Dio al punto che li porterà fino alle estremità della terra, proclamando e vivendo il vangelo in modo tale che tutti coloro che sapranno, sapranno.

Possa lo Spirito proteggere e guidarci, e possa Lui attirare tanti a Gesù, non solo nelle nostre chiese ma anche in tutte le chiese dove Cristo è predicato, amato e servito.

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